A cura dell’Avv. Alfredo Buccella
L’Avv. Alfredo Buccella opera come Massimatore ufficiale per Giurisprudenza delle Imprese, la principale raccolta di sentenze di Tribunali, Corti di Appello e Cassazione in materia di impresa. Questo articolo e il Metodo CSA applicano i criteri utilizzati dalla giurisprudenza, analizzati costantemente dall’Avv. Buccella nella sua attività di studio delle sentenze e estrazione dei principi di diritto.
1. Concorrenza Orizzontale e Verticale: due esempi concreti
La giurisprudenza delle imprese ha superato da tempo la visione restrittiva della concorrenza. Oggi, lo sviamento della clientela può avvenire su due assi:L’Asse Orizzontale (Stesso stadio)
È la forma classica: due produttori che vendono lo stesso macchinario alle stesse imprese, o due aziende di servizi che si contendono lo stesso cliente finale. Qui la confusione colpisce direttamente l’atto d’acquisto.L’Asse Verticale (Stadi diversi)
Qui l’azione legale diventa chirurgica. Si ha concorrenza verticale quando un’impresa danneggia l’altra operando a un livello diverso della filiera distributiva.- Esempio: Un produttore di componenti originali e un riparatore che usa un nome simile (o il marchio del produttore) per far credere ai clienti di essere un centro assistenza ufficiale.
- Il Danno: Lo sviamento avviene perché il pubblico associa la qualità del riparatore a quella del produttore.
2. L’Affinità tra Settori: Quando il Rischio è “Contiguo”
Un errore fatale è pensare: “Lui fa profumi, io faccio creme, non siamo concorrenti”. Se il marchio è simile e i settori sono affini, scatta la concorrenza sleale.Conclusione
Identificare correttamente il rapporto di concorrenza è il primo passo per impostare qualsiasi strategia di tutela. Quando esiste ambiguità, il rischio maggiore non è subire l’illecito, ma agire nel modo sbagliato.
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.Avv. Alfredo Buccella – Diritto delle imprese e concorrenza sleale
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Domande frequenti sulla concorrenza orizzontale e verticale
La concorrenza orizzontale è quella tra imprese che operano nello stesso stadio della filiera e si rivolgono agli stessi clienti. La concorrenza verticale riguarda imprese che operano in stadi diversi della filiera, come un produttore e un distributore.
È la competizione tra imprese dello stesso livello di mercato: due produttori di calzature, due studi che offrono lo stesso servizio, due negozi dello stesso settore. È la forma di concorrenza più immediata e diretta tra rivali.
Si ha tra imprese poste su stadi diversi della catena del valore: ad esempio un produttore e un suo distributore che inizia a vendere prodotti propri. Pur non essendo concorrenti classici, possono trovarsi in un rapporto concorrenziale rilevante.
Sì. Perché si applichi l’art. 2598 c.c. non basta una condotta scorretta: deve esistere un rapporto di concorrenza tra le parti, cioè un’offerta destinata, anche solo potenzialmente, alla stessa clientela.
L’affinità misura la vicinanza tra i prodotti o i servizi di due imprese. Più i settori sono affini, più è concreto il rischio che la clientela li confonda: è un criterio decisivo per stabilire se esiste un rapporto di concorrenza rilevante.
Sì. Anche in un rapporto verticale può configurarsi concorrenza sleale, quando le imprese arrivano a contendersi la stessa clientela finale. Ciò che conta è la condivisione, attuale o potenziale, del mercato di sbocco.