Molti imprenditori pensano che sia sufficiente rispettare l’art. 2596 c.c. per rendere valido un patto di non concorrenza tra imprese. In realtà non è sempre così.
Un accordo formalmente corretto dal punto di vista civilistico può comunque essere problematico se produce effetti anticoncorrenziali sul mercato.
In altre parole, un patto di non concorrenza può essere valido tra le parti ma illegittimo per il diritto della concorrenza.
Per comprendere la disciplina civilistica generale puoi consultare la guida sul patto di non concorrenza tra imprese.
A cura dell’Avv. Alfredo Buccella
L’Avv. Alfredo Buccella opera come Massimatore ufficiale per Giurisprudenza delle Imprese, la principale raccolta di sentenze di Tribunali, Corti di Appello e Cassazione in materia di impresa. Questo articolo e il Metodo CSA applicano i criteri utilizzati dalla giurisprudenza, analizzati costantemente dall’Avv. Buccella nella sua attività di studio delle sentenze e estrazione dei principi di diritto.
Il rapporto tra patto di non concorrenza e disciplina antitrust
Il diritto antitrust mira a garantire il corretto funzionamento del mercato.
Per questo motivo, alcuni accordi tra imprese che limitano la concorrenza possono essere vietati quando producono effetti distorsivi.
Il problema nasce quando il patto di non concorrenza tra imprese diventa troppo esteso o sproporzionato.
Quando il patto può essere considerato anticoncorrenziale
Un patto può creare problemi quando:
- copre un mercato troppo ampio
- coinvolge imprese con forte potere di mercato
- impedisce l’accesso di nuovi operatori
- produce un effetto di chiusura del mercato
In questi casi l’accordo può essere contestato dalle autorità antitrust.
Patto di non concorrenza e accordi di filiera
Non tutti i patti di non concorrenza sono problematici.
Molti accordi sono considerati leciti quando sono funzionali a:
- proteggere know-how
- tutelare investimenti
- garantire la stabilità della filiera
- evitare comportamenti opportunistici
Il punto decisivo è la proporzionalità del divieto rispetto allo scopo dell’accordo. Tipico esempio di accordo di filiera è il patto di non concorrenza tra appaltatore e subappaltatore.
Il ruolo della proporzionalità
La valutazione antitrust si concentra su tre fattori principali:
- durata del patto
- ambito territoriale
- ampiezza delle attività vietate
Un divieto limitato e funzionale alla protezione di un investimento è normalmente legittimo.
Un divieto troppo ampio può invece essere considerato restrittivo della concorrenza.
FAQ – Patto di non concorrenza tra imprese e antitrust
No. Anche se conforme all’art. 2596 c.c., può essere problematico se produce effetti anticoncorrenziali sul mercato.
Quando limita eccessivamente l’accesso al mercato o crea un vantaggio anticoncorrenziale sproporzionato.
No. Molti accordi sono perfettamente legittimi quando servono a proteggere investimenti o know-how.
Le autorità antitrust e, in caso di contenzioso, i giudici.
Verifica se il tuo patto di non concorrenza è davvero sicuro
Molti accordi vengono redatti senza considerare i profili antitrust.
La Diagnosi Strategica C.S.A. permette di verificare se il tuo patto di non concorrenza tra imprese è proporzionato, valido e realmente difendibile.
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Avv. Alfredo Buccella – Diritto delle imprese e concorrenza sleale
Per il quadro generale dei requisiti di validità e delle cause di nullità: patto di non concorrenza — quando è valido e quando è nullo.